Io sono l’altro
in memoria disarmata
in voce propria
Io non parlo grido sottopelle
nel bianco delle luci al neon
le voci mi cadono addosso
come uccelli malati
Mi dicono stai attento agli sguardi
alle pause giuste
ai sorrisi a comando
ma io non conosco
la liturgia delle maschere
C’è poesia nelle mattonelle
quando danzano in righe perfette
c’è amore nel ticchettio
del mio dito sul vetro
voi chiamate gabbia
quello che per me è canto
Il mondo grida troppo forte
e io ascolto tutto
ogni sussurro ogni forma
ogni ferita lasciata dagli sguardi
che non aspettano risposta
Io sono l’altro
quello che cammina
fuori dal coro
non per scelta
ma per verità
Lia Grassi
